LA BIBLIOTECA

Tutti coloro che posseggono del materiale di archivio sono costretti, loro malgrado, a controllarne la integrità che con il passare del tempo si compromette. Indipendentemente dall'essere o no bibliofili dobbiamo tenere costantemente sotto controllo sia gli scaffali che ospitano i documenti, che l'ambiente che li circonda. La biblioteca va collocata in un ambiente sano e confortevole che non abbia sbalzi di temperatura e di umidità relativa correlata ad essa. Tutti i materiali, inesorabilmente, si degradano e tra i fattori della degradazione vi sono il clima e la luce.
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La temperatura:

All'interno di una costruzione edile riscaldata d'inverno, la temperatura oscilla tra i  + 5°C + 30°C circa. Tra questi due valori di temperatura i libri non sono molto sensibili, certo più la temperatura è alta più i microrganismi si sviluppano e più i processi chimici di degradazione accelerano, se la temperatura non supera i 30°C il rischio è basso.Per non rischiare è consigliato mantenere la temperatura a 20°C. Se abbiamo del materiale raramente consultato, si preferirà immagazzinarlo in ambiente a temperatura di 15°C, quando si riterrà opportuno consultarlo, porremo attenzione ad evitare bruschi sbalzi di temperatura; trasportandolo in un contenitore chiuso a temperatura intermedia, ed aspettando l'adattamento del materiale all' ambiente di consultazione.

Per la conservazione dei films:

- i films su nitrato devono essere conservati tra i 2°C ed i 6°C;
- i films in bianco e nero su supporti acetati, poliesteri e video a 12°C;
- i films a colori a
5°C.
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L'umidità relativa (U.R.):

La carta, il legno, il cuoio, la pelle, i tessili, la pergamena (questa più di tutti) sono materiali organici, contengono una grossa proporzione di carbonio e possono bruciare, essi sono materiali igroscopici e come tali possono assorbire e rilasciare umidità, difatti si comportano in modo che la loro umidità, sottoforma di vapore acqueo, sia in equilibrio con il vapore acqueo contenuto nell'aria circostante. Cedendo umidità essi si seccano e si contraggono, esponendosi a rottura. Assorbendo umidità, si umidificano e si gonfiano, lo spazio tra le fibre aumenta permettendo ai microrganismi di penetrare all'interno e trovarne nutrimento (di solito con U.R. superiore al 65% per un periodo abbastanza prolungato).

Controlli:

 

Mantenere l'U.R. stabile.

Nella biblioteca è preferibile evitare le correnti d'aria e le finestre aperte. Se alcuni oggetti sono esposti in bacheche, è di primaria importanza stabilizzare l'umidità relativa all'interno di esse utilizzando del materiale tampone tipo gel di silice.

Aumento dell'U.R.

Servendoci di un nebulizzatore possiamo aumentare l'umidità semplicemente nebulizzando acqua nell'aria e con l'aiuto di un ventilatore omogeneizzarla. Un metodo è far passare dell'aria attraverso una spugna imbevuta di acqua, per far ciò possiamo riutilizzare alcune parti di un vecchio aspirapolvere. Il motore aspirerà aria da una spugna a contatto di un contenitore d'acqua che per capillarità la terrà costantemente imbevuta, il tutto sarà contenuto nel vano del sacchetto della polvere e per controllare l'accensione sarà sufficiente interporre un igrostato tra il motore e la corrente di alimentazione.(Va bene per ambienti non troppo grandi ed in ogni caso dipende dalla grandezza dell'apparecchio)

Diminuzione dell'U.R.

Dovendo deumidificare l'aria si possono utilizzare sia apparecchi che contengono prodotti essiccanti, che apparecchiature che si basano sulla condensazione. In pratica l'aria viene fatta passare attraverso serpentine che contengono del gas espanso e che quindi sono fredde, l'acqua con il freddo condensa e resta sulle serpentine scolando in un contenitore sottostante. L'uso di un deumidificatore è consigliabile rispetto al poter sfruttare un vecchio frigorifero per raffreddare l'aria, anche se per i più "artigiani" potrà riuscir bene anche questa opzione.
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La luce:

Solo i materiali organici sono sciupati dalla luce sia naturale che artificiale, poichè se assorbita da essi, la luce da inizio a reazioni chimiche che li trasformano.
La trasformazione si manifesta con:

- cambiamento dei colori dei tessuti;
- rottura delle fibre dei tessuti;
- ingiallimento delle carte;
- indebolimento della carta;
- decolorazione dei pigmenti ecc.

Nella biblioteca i volumi non devono mai essere direttamente esposti al sole essendo esso il più dannoso per le grandi quantità di ultravioletto ed infrarosso nonchè per la luce visibile. Una lampada incandescente emette poco ultravioletto e molti raggi infrarossi un tubo fluorescente emette pochi ultravioletti e pochi infrarossi.Per proteggere si possono sistemare dei filtri alle finestre, non mettere mai luci nelle bacheche, fare riflettere la luce su un muro bianco, ridurre il livello di illuminazione a 50 lux (un oggetto esposto al sole, d'estate, riceve circa 60.000 lux). E' importante ridurre i tempi di illuminazione al minimo usando temporizzatori e tende.In commercio esistono dei misuratori di intensità della luce.
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In tutte le biblioteche non dovrà mancare un igrometro se ne possedete uno a capelli potete tararlo avvolgendolo in uno straccio imbevuto di acqua per venti minuti, lasciando fuori la vite per la taratura e tararlo per mezzo di essa a 99% di U.R.

Il migliore è un termoigrografo, che da misurazioni settimanali o giornaliere, esso è uno strumento di indagine prezioso poichè ci permette di evidenziare anche fattori accidentali di variazioni di umidità, poichè registra con un grafico l'andamento dell'U.R. nel tempo. Con un pò di esercizio di riconoscere l'apertura delle finestre, l'accensione del riscaldamento ed altri eventi.